ven 30_12 ore 18.00
dom 1_1 ore 18.00
gio 5_1 ore 18.00
ven 6_1 ore 18.00
sab 7_1 ore 18.00
dom 8_1 ore 15.00
REGIA: Sarah Smith
ATTORI: James McAvoy, Hugh Laurie, Jim Broadbent, Bill Nighy, Imelda Staunton, Oreste Baldini, Michele Gammino, Fabrizio Pucci, Giorgio Lopez, Fabrizia Castagnoli, Carlo Valli, Ilaria Latini
FOTOGRAFIA: John Carnochan
MUSICHE: Jerrica Cleland
PAESE: Gran Bretagna, USA 2011
GENERE: Animazione
DURATA: 98 Min
Sito Ufficiale
Una domanda attraversa le menti dei bambini del mondo: come fa Babbo
Natale a recapitare i regali a tutti, in tutto il pianeta, nell'arco di
una sola notte? Semplice: grazie alla slitta-astronave S-1 e ad un
esercito di elfi allenati a non impiegare più di 18,14 secondi per casa.
Il fautore della svolta industrial-tecnologica nell'attività di Babbo è
il suo primogenito Steve, destinato ad essere il prossimo ad indossare
il costume rosso. Qualcosa però va storto, proprio la notte di Natale, e
un pacco regalo rimane a terra. Che fare? Come consegnare il dono
promesso alla piccola Gwen, in Cornovaglia? "Nessun bambino dev'essere
dimenticato!", predica disperato Arthur, il figlio minore, l'inetto di
famiglia, ma anche il solo che nutra nell'anima un amore inesauribile
per il Natale e il suo spirito originario.
Era tanto che lo aspettavamo e finalmente è arrivato, il film che del
Natale rispetta i crismi ma insieme li rinnova, generazionalmente (come
suggerisce il titolo) e non solo. La fucina è quella di Wallace & Gromit e Galline in fuga
ma il tocco è meno inglese e più universale, come vogliono il tema e la
partnership con la Sony. Non sono però tanto le invenzioni collaterali
simpatiche o i personaggi secondari fantasiosi a fare di questo film un
desiderio esaudito, bensì la presenza di un'idea, semplice eppure unica,
che fa di Babbo Natale qualcuno da spedire in pensione e individua il
suo successore naturale in una sorta di Semola, a suo agio con la magia
ma non con la tecnologia né con la legge del più forte. Ipocondriaco,
goffo, relegato allo stanzino della posta anziché al quartiere generale
della grande industria, Arthur è un nerd che non siede davanti ad un
monitor ma davanti ad un database cartaceo, colorato e pressoché
infinito di letterine, che un giorno trova la falla nel sistema, il bug
che compromette l'intera ideologia che sta dietro il mito del Natale.
Per Arthur Christmas (questo il titolo originale) è dunque una
questione di identità: le domande chiave "chi è Babbo Natale?" e "perché
lo fa?" diventano "chi sono io?" e "qual è il mio scopo nella vita?".
Concentrandosi sul viaggio dell'antieroe, il film fa così trionfare lo
spirito natalizio senza retorica alcuna, semplicemente come la vittoria
dell'inatteso (e personalizzato) sul previsto (e confezionato). Siamo
dentro il contrario di Polar Express:
non dalla casa del bimbo al magico Polo Nord ma dal disfunzionale Polo
Nord giù, a tutti i costi, verso la piccola casa di una piccola donna in
una piccola cittadina. Per restare ai raffronti cinematografici, diremo
che non siamo lontani dal messaggio del bellissimo Ortone, per cui ogni persona è importante, per piccola che sia.
Infine, la scrittura brillante (anche e soprattutto perché dietro il
personaggio esilarante di Nonno Natale si avverte la penna di Borat, Peter Baynham, che qui sceneggia con la regista Sarah Smith) e il 3D piacevolmente leggero, fanno del Figlio di Babbo Natale una delle migliori favole natalizie degli ultimi anni.
Marianna Cappi

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